Chirurgia estetica

CHIRURGIA ESTETICA NEI SECOLI

La chirurgia estetica oggi

Modificare il proprio corpo: il dibattito etico

Fatti e rifatti, tutto pane per il gossip. Dagli anni ’90 la chirurgia estetica è diventata un luogo comune della chiacchiera e del pettegolezzo, segno che da un lato questa pratica è sempre più diffusa, e dall’altro che resta sempre viva una certa diffidenza e tra le righe si legge un che di velata accusa. Modificare il proprio aspetto per essere più belli. Essere più belli per stare meglio ed essere felici. Le scaramucce verbali su questo sono frequenti, al punto che l’assonanza belli e felici è un argomento ricorrente anche nel concetto stesso di salute. L’Oms non facilita la situazione, arrivando a definire la salute non solo come la semplice assenza di malattia, ma uno "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale". Il passo successivo viene da sé: il difetto fisico (o il proprio aspetto percepito come brutto) provoca sofferenza, e la sofferenza non si accorda con la salute. Ergo, per stare bene si deve essere belli.

Il dibattito, per i più liberali, puzza di oscurantismo medievale, perché ricorda da vicino il pensiero che non sia giusto modificare a proprio piacimento quello che la natura ha disposto che sia.

Ma, dando ascolto a questa corrente, sarà altrettanto semplice scadere nel permissivismo, cuore della questione accesissima negli Stati Uniti sulla clonazione. La pretesa di controllare il corpo umano appare folle e geniale insieme, ma implicitamente o esplicitamente ci si domanda: ma è giusto? Scendendo poi sul lato molto più pragmatico della questione, i dati parlano da sé; i pazienti di chirurgia estetica sono sempre di più e sempre più viene investito per scovare il nuovo trattamento per ringiovanire o per modellare la silhouette. Quindi, dilemmi etici a parte, sembra che la risposta a molte domande i più se la siano già data, e a ben guardare la storia, la decisione sia già stata presa molti molti anni fa.

La tecnologia della chirurgia estetica, nella sua forma moderna, nacque dall’angoscia di dover mostrare un corpo malato e deteriorato, fatto che ne accomuna la storia a quella della chirurgia ricostruttiva. Le ferite di guerra, le lesioni dovute a malattie come sifilide o vaiolo e le malformazioni congenite fornivano un punto di partenza per gli sviluppi successivi, alla fine del XIX secolo. Con l’introduzione degli anestetici nel 1846 e degli antisettici nel 1867 le potenzialità di un singolo essere umano di modellare il proprio corpo secondo i propri desideri attraverso gli interventi chirurgici divenne immaginabile ed effettuabile. Dai primi pazienti dei decenni 1870-1880 ai milioni (forse miliardi) di persone che in tutto il mondo si sottopongono a questi trattamenti al giorno d’oggi, l’idea della manipolazione chirurgica del corpo è divenuta un luogo comune.

Ma le preoccupazioni che la capacità di alterare il corpo suscita, come nel caso della clonazione, sono presenti non solo nei dibattiti teologici sulla natura dell’esistenza, ma anche nei presupposti culturali sulla “trasparenza” del corpo.

Alterando il corpo si offusca l’abilità nel leggerlo e l’invecchiamento è visto come un difetto permanente che non andrebbe corretto. Eppure, negli ultimi cinque anni in Usa, il numero di lifting facciali sulle ultra-sessantacinquenni è triplicato.

La condanna morale alle tecniche di ringiovanimento estetico sembra lasciare intuire che solo ai giovani è consentito essere belli, quindi desiderabili. E la vecchiaia deve essere assenza di desiderio.

Il diritto a cambiare il proprio aspetto

Un recente sondaggio dell’ American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery ha rivelato che circa otto americani su dieci (80% del campione) considerano l'aspetto fisico un fattore determinante per ottenere un avanzamento di carriera. E la novità è che, mentre prima la chirurgia estetica era fatta di nascosto e con vergogna, ora la stragrande maggioranza dei 700 partecipanti a questo sondaggio si è detto pronto a ricorrere al ringiovanimento chirurgico pur di restare “vivi” nel mondo del lavoro.

Quindi, oggi la chirurgia estetica si fa e si dice. Nonostante un’ansia evidente relativa a qualsiasi trasformazione estetica, chi si sottopone a una procedura chirurgica rivendica il diritto di modellare il proprio corpo, e lo fa in pubblico. Con l’aumentare delle metodologie e con il crescere della sensazione generale che queste alterazioni facciano parte del diritto di controllo sul proprio corpo, sempre più uomini non solo si sottopongono a trattamenti, ma desiderano anche parlarne in pubblico.

Il genio della chirurgia estetica: Ivo Pitanguy

Durante gli anni ‘70 furono sviluppate varie metodologie, comprese quelle di Ivo Pitanguy, per nascondere le cicatrici. Nel 1970 il chirurgo estetico brasiliano Pitanguy effettuò un lifting dei glutei che venne diffusamente copiato e tuttora il chirurgo è ritenuto in assoluto l’illuminato della chirurgia estetica, una sorta di guru innovatore, caposcuola della chirurgia estetica attuale.

Nato nel 1926, Ivo Pitanguy si formò presso la Facoltà di Medicina di Rio de Janeiro e prestò servizio tra il personale dell’ospedale del Pronto Soccorso, dove

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